Il motore di Workflow

Secondo Rob Allen, indiscusso esperto del settore, un motore di workflow è “un sistema che definisce, crea e gestisce l’esecuzione di workflow attraverso l’uso di software, coinvolgendo uno o più motori di workflow e che è in grado di interpretare definizioni di processo, interagire con i partecipanti del workflow e, se richiesto, invocare l’uso di applicazioni e strumenti dell’information technology”.
Semplificando un po’ il concetto possiamo dire che lo scopo della gestione del Workflow è quello di suddividere ogni processo in una serie di attività e di relative transizioni fra le attività, in modo, per esempio, che ciascuno possa occuparsi delle attività che gli competono.
Il motore di Workflow consente inoltre di associare delle applicazioni a delle attività, qualora sia necessario, dovrebbe consentire di definire percorsi paralleli o alternativi, ottimizzare la dinamica dei processi che si stanno svolgendo e gestire i casi eccezionali, in cui l’iter stabilito, per qualche motivo imprevisto, non può essere seguito.
Il motore deve quindi generare le istanze di processo, i compiti che l’utente deve eseguire, invocare le applicazioni alla bisogna, gestire il flusso e poi distruggere o archiviare l’istanza di processo, quando queste si sono concluse.
Un elemento da non sottovalutare di un Workflow Manager è il monitoraggio dei processi, non solo per osservare i processi in corso, e ricavare lo stato dell’arte delle attività aziendali, ma anche per analizzare i processi conclusi e capire se la strada che hanno percorso è quella migliore.
La domanda è: come gestite i vostri processi? Avete già un applicativo SOA che vi permette di gestirli in modo integrato, o avete un motore di Workflow esterno?
Fonte di ispirazione per questo post è stato il sito http://medialab.di.unipi.it/ e naturalmente il sito wfmc.org
Il post è disponibile anche su WikiPMI, dove potete modificarlo e integrarlo con la vostra esperienza e le vostre osservazioni.




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